La medicina ebraica nella tradizione e nei testi sacri

Nei testi religiosi israeliti non mancano, anzi ricorrono spesso, regole e allusioni di carattere medico. Nella Bibbia, nell’Antico Testamento e in altri documenti legati alla vita del popolo ebraico, si trovano numerose nozioni che delineano una vera e propria “medicina ebraica”.

Tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C. le conoscenze furono tramandate oralmente dai rabbini e poi raccolte nella Mishna, alla quale si aggiunse la Gemara. Questi due testi formano il Talmud, sia in versione palestinese sia in quella babilonese (la più ampia e nota). Altri scritti rabbinici, come la Tosefta e i Midrashim, contengono anch’essi riflessioni e norme di carattere medico.

Il Talmud rappresenta il contributo più importante, perché contiene nozioni assenti nella medicina greco-romana e araba. Dopo la distruzione di Gerusalemme (70 d.C.), i talmudisti si dedicarono non solo all’insegnamento della Bibbia e del Talmud, ma anche all’arte veterinaria, alla macellazione rituale, all’esame delle carni e alla medicina.


Medicina ebraica nell’Antico Testamento

Nella Bibbia il medico ha diritto e dovere di guarire: nell’Esodo è prescritto che chi provoca una ferita deve provvedere alle cure. Il medico può anche trasgredire le regole alimentari e perfino il sabato, se necessario. Sono ammessi persino amuleti, purché indispensabili alla guarigione.

Nell’Ecclesiastico si sottolinea il rispetto per il medico, creato da Dio per il bene degli uomini. Nel medioevo alcuni rabbini limitarono però tale diritto, circoscrivendolo ai traumi fisici di origine esterna.

La malattia è vista come proveniente da Dio, ma il medico è suo strumento di guarigione. Significativo è il passo dell’Esodo (15,26): “Io sono il Signore, colui che ti guarisce”.

Il concetto di igiene emerge chiaramente: i sacerdoti avevano il compito di diagnosticare le malattie della pelle, le eruzioni e la lebbra, anche se non svolgevano funzioni terapeutiche come in altre culture. Alcuni re e profeti si distinsero anche per conoscenze mediche: Salomone, che avrebbe scritto un “Libro delle droghe”; Eliseo, che praticò una forma primitiva di respirazione bocca a bocca; Isaia, che curò il re Ezechia con rimedi naturali.

Molte norme bibliche hanno un chiaro valore profilattico: quarantena dei malati (Levitico), lavaggi rituali dopo il contatto con cadaveri (Numeri), sepoltura degli escrementi lontano dagli alimenti (Deuteronomio). Tra queste rientrano la circoncisione, le leggi alimentari (come il divieto del maiale e del sangue), le regole sull’igiene mestruale e sull’isolamento dei lebbrosi.


Medicina nel Talmud

Nel Talmud ricorre il termine rofhé (medico), da rapò (“calmare, guarire”). La professione non era esclusiva: si poteva esercitare la medicina senza titolo formale, e allo stesso tempo essere medico e svolgere altri mestieri.

Vi erano diversi tipi di medici:

  • Rofhé: medico generico;
  • Rofhé oumann: medico qualificato, riconosciuto dalle autorità;
  • Rofhé moumhé: medico specialista (senza precisazione della specialità);
  • Rofhé neeman: medico di fiducia del tribunale, non perseguibile per errori professionali.

Ai medici era consentito curare anche di sabato in caso di pericolo di vita. Accanto a loro vi erano altre figure: le levatrici (shiffrache e puah, poi hakamache, “saggia”), i barbieri-infermieri, i ciarlatani (samardaki), e persino i veterinari, alcuni stipendiati dal Tempio.


Leggi alimentari e igiene

Un ruolo centrale è ricoperto dalle leggi alimentari. Con Mosè la distinzione fra animali “puri” e “impuri” non solo aveva valenza religiosa, ma riduceva il rischio di malattie infettive. Il concetto chiave era quello di kasher (consumabile) e terephà (vietato).

L’abbattimento rituale (shechità) richiedeva un taglio netto dei vasi del collo, con coltelli perfetti, evitando sofferenze all’animale. Dopo la macellazione, un esperto controllava la carcassa alla ricerca di lesioni: un primo esempio di esame anatomo-patologico.

La medicina ebraica è particolarmente attenta alla profilassi e alla prevenzione del contagio: isolamento dei malati, disinfezione di persone e oggetti, abluzioni purificatrici. Il concetto di contagio e infezione descritto nel Levitico anticipa nozioni moderne di igiene pubblica.


Influenze e sviluppi


Le conoscenze ebraiche influenzarono la Scuola Medica Salernitana (IX secolo), punto d’incontro tra tradizioni latine, greche, arabe ed ebraiche. Questa scuola, aperta anche alle donne, univa pratica clinica quotidiana a cultura erboristica e farmacologica, rappresentando un unicum nella medicina medievale europea.


Personaggi di spicco

  • Mosè Maimonide (1135–1204): filosofo, giurista e medico, attivo al Cairo. Fu medico alla corte del sultano e guida spirituale della comunità ebraica. Scrisse il Commento alla Mishnah, la Mishné Torà e la Guida dei perplessi. Nei suoi testi medici sottolineava il valore della prevenzione e l’importanza di curare non solo il corpo ma anche l’anima, con una concezione di equilibrio e moderazione.
  • Paul Ehrlich (1854–1915): medico e scienziato tedesco, premio Nobel nel 1908. Innovatore in ematologia e immunologia, scoprì il Salvarsan, primo trattamento efficace contro la sifilide, e gettò le basi della chemioterapia e della moderna immunologia. La sua teoria dei recettori cellulari aprì la strada alla ricerca farmacologica e alla comprensione del sistema immunitario.